| “Il miracolo e la farfalla” |
La mia esperienza del cancro al seno inizio’ il 2 aprile del 1945, quando mia madre fu portata nella sala operatoria, non sapendo se lei avesse il cancro al seno o come potesse andare l’operazione. Lei aveva il cancro, l’operazione fu complicata e nelle seguenti settimane fu sottoposta ad una massiccia dose di radiazioni. Miracolosamente I dottori le diedero un lungo termine di sopravvivenza. Quando mori’ il 22 settembre del 1997, la causa non fu il cancro ma un infarto.
Dopo un anno e un giorno dalla morte di mia madre, mi fu diagnosticato un cancro al seno.Dopo 10 mesi di trattamenti, inclusa l’operazione, la chemioterapia e la radiazione, ho fatto un viaggio a New York. Una sera, mentre stavo prendendo un taxi dopo essere stata a teatro, avvenne un miracolo. Una donna si avvicino’ a me e mi chiese sorridendo: “Le piacerebbe venire con me? La mia macchina e’ dall’altra parte della strada”. Pensai, “Questa e’ New York e qualsiasi cosa puo accaderti. Dovrei accettare?” Seguendo i miei istinti, accettai. Quando dissi alla donna che mi trovavo a New York per completare il trattamento per il cancro al seno lei disse “Benvenuta nel club. Anch’io sono una sopravvissuta”. Questa graziosa donna era Anna Bulgari, Presidente dell’American-Italian Cancer Foundation. Dopo essere ritornata a San Francisco, ho saputo della morte di una giovane donna che ha combattuto contro il cancro al seno per 5 anni. Mentre mi stavo vestendo per il servizio funebre, ho messo una spilla rosa sulla mia giacca nera. Quello che realmente volevo era indossare una spilla che rappresentasse che fossi sopravvissuta. Identificare le migliaia di noi sopravvissuti potrebbe avere un grosso impatto e potrebbe sostenere gli sforzi per finanziare la ricerca e altri programmi. Mi venne in mente una farfalla: cosi’ come ci muoviamo attraverso l’esperienza del cancro al seno, una metamorfosi e’ possibile. Scrissi ad Anna a proposito della mia idea e dopo poco ricevetti una chiamata da Gilda Zane, uno dei Direttori della Fondazione, dicendomi che stavano creando una spilla rappresentante una farfalla per onorare i sopravvissuti del cancro. Attraverso quel fortunato incontro con Anna Bulgari e grazie al potere della sua commissione su tutti noi sopravvissuti al cancro, la farfalla e’ diventata una bellissima realta’. Indossero’ la spilla come simbolo di speranza, rinnovamento e soppravvivenza: per me, per mia madre e per tutte le migliaia di persone che si sono coraggiosamente confrontate con il cancro.
Da Joan Collier Hurley